Chi sono

Gennaro Marseglia

Accompagnatore di governo per enti religiosi

Gennaro Marseglia

Chi governa un ente religioso oggi porta un peso che pochi comprendono dall’esterno. Non è solo la responsabilità delle opere, degli immobili, delle persone. È il peso di dover decidere in un momento in cui le coordinate di riferimento che hanno funzionato per decenni non bastano più. E in cui chiedere aiuto — quello giusto, da qualcuno che capisce davvero il contesto — è ancora percepito come un segnale di debolezza invece che di responsabilità.

Conosco questo peso. Non come osservatore. Come qualcuno che dal 2019 lavora dentro questi processi, con alle spalle un percorso tecnico e patrimoniale nel costruito.

Il percorso

Ogni tappa formativa è servita ad aggiungere uno strato — perché il governo di un ente religioso oggi non entra in una disciplina sola.

Ho iniziato con l’ingegneria civile — Università Roma Tre, 2004 — perché volevo capire come si costruisce e si mantiene ciò che dura. Sono seguiti il Master in Real Estate Management al MIP Politecnico di Milano, per leggere gli immobili come parte di un sistema economico e non come oggetti isolati, e il Diploma in Gestione Economica degli Enti Religiosi al Pontificio Istituto Claretianum.

Quando ho cominciato a lavorare dentro il mondo ecclesiale, ho capito che nessuna formazione precedente bastava da sola. Nel 2019 ho concluso il Corso di Alta Formazione in Management dei Beni Monumentali al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo — dove per la prima volta il patrimonio ecclesiastico si è mostrato nel suo linguaggio proprio: quello dei carismi, del diritto canonico, delle strutture di governo. A quel percorso si sono aggiunti il Master in Fundraising Strategico all’Università di Bologna nel 2021 e il Master in CSR e Sostenibilità all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 2022.

Ogni tappa ha aggiunto uno strato — tecnico, economico, canonico, relazionale, sostenibile — perché il governo di un ente religioso oggi si gioca su tutte queste dimensioni contemporaneamente.

Il contesto ecclesiale

Ho imparato a leggere i bilanci di una provincia religiosa e le delibere di un definitorio. So cosa significa per un superiore dover proporre al suo consiglio la chiusura di un’opera storica, o per un economo presentare dati che nessuno vuole leggere. In questi contesti la realtà viene conosciuta molto prima di venire nominata, e il tempo tra il momento in cui si sa e il momento in cui si decide è, quasi sempre, il problema principale.

Gli enti religiosi non sono aziende in difficoltà. Sono istituzioni con una storia, un’identità e una missione che precedono ogni struttura. Per questo le decisioni che li riguardano non possono essere ridotte a numeri: devono essere assunte in modo coerente con ciò che quell’ente vuole continuare a essere. Questa coerenza non si improvvisa. Si costruisce meglio quando c’è qualcuno che aiuta a tenere insieme visione, dati, persone e responsabilità.

Relazioni istituzionali

Il lavoro con gli enti religiosi si costruisce nel tempo, non in una singola commessa.

Dal 2020 sono referente per progetti costruttivi ed energetici della Fondazione OFM Fraternitas, l’ente strumentale della Provincia dei Frati Minori d’Italia. Il lavoro riguarda la lettura di beni immobili di rilevanza storica, la progettazione di interventi di efficientamento energetico compatibili con il costruito, la valutazione di ipotesi di trasformazione coerenti con la vocazione dei luoghi.

È un tipo di collaborazione che considero il modo giusto di lavorare con gli enti religiosi: continuativa, riservata, radicata in una conoscenza reciproca che si costruisce nel tempo — non un servizio erogato a distanza.

Il modo in cui lavoro

Il modo in cui lavoro non segue un protocollo standardizzato. Segue una logica: prima si legge, poi si governa, poi si costruisce il futuro.

Prima si legge. Significa capire dove si è davvero — non sulla base delle impressioni o dell’urgenza del momento, ma attraverso una lettura metodica e riservata della situazione reale. Patrimonio, opere, persone, risorse, decisioni rinviate. Molti enti non l’hanno mai fatta con uno sguardo esterno e senza agenda.

Poi si governa. Significa accompagnare gli organi decisionali nell’assumere le scelte che si sapeva di dover fare — quelle che continuavano a essere rinviate non per mancanza di consapevolezza, ma per mancanza di un contesto in cui assumerle.

Poi si costruisce il futuro. Un ente che ha letto la propria situazione e ha assunto le decisioni necessarie può finalmente smettere di gestire l’emergenza e cominciare a progettare ciò che vuole ancora essere.

Non lavoro con tutti. Scelgo i contesti in cui posso essere utile davvero — quelli in cui c’è una situazione reale da affrontare e una volontà autentica di farlo. Il mio contributo non è una soluzione preconfezionata. È uno spazio in cui chi governa può finalmente dire ciò che sa già, e trasformarlo in una scelta.

Se senti che qualcosa nella tua situazione non può più aspettare, il primo passo non è complicato. È semplicemente decidere di guardare la realtà con occhi liberi.